di maglia e architettura

Ormai l’avete capito, in quest’ultimo periodo mi sono interrogata molto su ciò che questo blog trasmette di me e delle mie passioni per maglia e architettura. Anche se i riscontri al mio ultimo post sono stati tutti positivi – e vi ringrazio di cuore – ho sempre il timore di non riuscire ad esprimere nel modo migliore ciò che penso e provo. Poi capitano incontri virtuali fortuiti che mi fanno capire quanto a volte il mio timore sia infondato.

Lui è Christian Di Rito, membro dello staff de Di Lana e d’altre Storie, merceria online e soprattutto negozio fisico in quel di Montesilvano, in provincia della mia amata Pescara. Sono convinta che il d’altre Storie non sia un caso, perché le sue parole dimostrano l’attitudine di andare oltre il lavoro a maglia in quanto tale.

Quello che segue è il bellissimo articolo che Christian ha scritto pensando a me, scegliendo personalmente anche le immagini che vedrete.

Cosa rende i lavori a maglia simili ad un progetto architettonico.

I lavori a maglia possono essere paragonati ad una architettura? Chiaro, se si prendono in considerazione i materiali forse no, se si guardano alle dimensioni forse no, ma secondo me esistono dei punti di contatto strettissimi.

I lavori a maglia ci vestono. La loro utilità è di tipo pratico. L'architettura è l'arte più pratica di tutte, disegna il nostro spazio vitale. Chiaro che vuole essere un divertimento, ma forse neanche tanto. Se penso alla architettura penso ai grandi teorici del 500, penso alla riscoperta di Vitruvio ed alla sua fortuna data da Leon Battista Alberti.

Quella architettura che prendeva le mosse dalla natura, che ne disegnava i contorni intorno all'uomo, lo metteva al centro e valorizzava le proporzioni umane cercandone le leggi all'interno del mondo naturale, anche oggi, per qualche architetto illuminato, ne costituisce la base teorica.

Scopro così un altro motivo per il quale nei lavori a maglia ho in odio i filati sintetici da aguglieria! Mi viene da pensare ad uno dei più grandi architetti del nostro tempo, a Jean Nouvel che partendo da acciaio e vetro, finisce per far debordare i palazzi con vegetazione che pare spontanea, in una simbiosi quasi mimetica che riporta tutto ad uno spazio naturale.

image

Jean Nouvel – Museo del Quai Branly (Parigi)

La natura allora riveste le nostre città per creare dei microclima ideali alla vita dell'uomo... io penso ai filati di lana merino, penso alle caratteristiche fisiche di questo filato naturale.

Ma il paragone più forte tra lavori a maglia ed architettura è senz'altro in quello che nel rinascimento erano le proporzioni e che nelle opere di Jean Nouvel sembra naturale. Un capo realizzato a maglia ha un linguaggio interno, si potrebbe dire che un lavoro a maglia fa conversazione con tutto quanto lo costituisce.

Sample_Entrelac_F

immagine presa qui

Ha delle proporzioni numeriche col filato che lo costruisce, ha delle proporzioni tra le sue varie parti. Proprio come una piazza, un palazzo o un ponte comunica con tutto quanto la costituisce e con quanto gli sta intorno, così un lavoro a maglia ben concepito fa lo stesso.

Un'ultima cosa, ma carica di forte suggestione per me. Fare architettura è scendere in profondità nelle cose, scoprire rapporti, ma anche riscoprire tecniche ed inventarne di nuove per superare difficoltà impreviste. Lo stesso accade in un qualunque lavoro a maglia quando si decide di reinterpretare uno schema o di scriverne uno.

Spero che questo parallelo fra le due arti sia piaciuto anche a voi. Sicuramente sarà fonte di prossime e, mi auguro, interessanti riflessioni sul tema.

Commenti

  1. Allora c'è una spiegazione logica dietro al tuo continuo fondere insieme architettura e maglia :)

    RispondiElimina
  2. Ecco messi per iscritto molti pensieri che a volte avevo abbozzato riflettendo sul tuo modo di fare maglia e di proporre progetti legati al mondo dell'architettura. Bella storia!

    RispondiElimina
  3. Molto, molto bello questo post cara Tzu.
    Davvero interessante e stimolante il connubio maglia/architettura
    Un abbraccio Susanna

    RispondiElimina

Posta un commento