Vi capita mai di affannarvi nella realizzazione di un capo che vi piace davvero tanto e, una volta ultimato, il risultato deluda ogni aspettativa? Bene, non è questo il caso.


Col Nanuk è stato amore a prima vista. Lo so, in genere io amo tutto ciò che proviene da Annalisa Dione ma credetemi, questo è stato un sentimento intenso ed universale. 
Innanzitutto ha sbaragliato tutti i miei preconcetti sulla costruzione top-down, perché se ben studiata - come in questo caso - è capace di modellare a pennello il capo sul proprio corpo.


Come potete notare, sul dietro il punto vita è ben delineato attraverso la corretta distribuzione delle diminuzioni e dei successivi aumenti.


Il davanti invece è caratterizzato dall'elegante motivo in diagonale che si delinea su una base lavorata a coste.
Le misure sono perfette; ho solo dovuto modificare leggermente l'ampiezza delle maniche perché ho i bicipiti possenti causa sollevamento pesi (leggasi Simone).

Lavorarlo mi è piaciuto così tanto che ho voglia di farne subito un altro.
Già. Nel frattempo però l'Orsa ha pubblicato questo pull.
Noncelapossofare, credetemi.

Dimenticavo! La mia amica Bubiknits mi ha fatto una piacevolissima sorpresa e la trovate qui.



C'è un momento del lavoro a maglia che adoro, quello che segue immediatamente la realizzazione di un modello e che ne conclude di fatto la sua esecuzione: il mettere in ordine tutti gli strumenti utilizzati.
In questo periodo ho avviato troppi lavori contemporaneamente e, alla fine, ho dovuto porre freno agli eccessi di entusiasmo imponendo a me stessa di concludere e archiviare.
Le prime sistemate nel loro cassetto sono le mie Mudèjar, in una versione decisamente più primaverile grazie all'impiego di uno dei tanti filati tinti a mano la scorsa estate.
Ora che i ferri per calze sono nelle loro custodie, i markers negli scatolini di latta e gli avanzi di lana nell'apposita sacca di stoffa, posso procedere col resto dei lavori sospesi.

Buon weekend!


Quando a fine anno qui in paese è caduta tantissima neve, ho realizzato che non ho mai avuto un paio di calde moffole. Forse perché sostanzialmente gli inverni sono sempre stati miti, o forse perché amo avere le dita libere per scrivere, guidare, bere il caffè o sfogliare il giornale.

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Come mia consuetudine, questa volta nel disegnarle mi sono ispirata all’ebanista Thonet, un vero rivoluzionario del design dell’epoca vittoriana. Fu infatti il primo a studiare e consolidare la tecnica di sagomatura a vapore del legno, ottenendo forme sinuose, pulite e molto moderne per l’epoca.

 

Le sedie sono forse gli oggetti più famosi della sua fortunata produzione.

 

Per realizzarle avrete bisogno di due gomitoli circa, dei consueti ferri circolari e di un po’ di pazienza. Le istruzioni sono disponibili gratuitamente qui e per qualsiasi problema – o errore – potete tranquillamente scrivermi o lasciarmi un commento.

Grazie mille all’amica Manu per averli testati.

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Nel frattempo alcune segnalazioni:

1. Sul sito di Crowdknitting sono disponibili dal primo Febbraio i bellissimi pattern – gratuiti per tutto il mese – di Annalisa Dione e Ilaria Caliri, rispettivamente “A Winter’s Tale” e “Marmotta”. Li trovate qui nella pagina dedicata ai pattern.

2. La mia coperta Quartiere 206 è ora disponibile anche su Ravelry e la trovate qui.

3. In seguito alla segnalazione di Lidia, che ringrazio, ho corretto le istruzioni delle Mudéjar Socks, scaricabili qui.

Colgo inoltre l’occasione per ringraziare col tutto il cuore la mia dolce Sonia Motta che mi ha aiutata, spronata e tirata per i capelli nell’ideare queste calze. Nel post precedente ho dimenticato di farlo e me ne scuso tantissimo, anche perché il modello è dedicato proprio a lei.



I modelli a maglia dedicati ai più piccoli sono spesso bistrattati dalle knitters più snob perché giudicati troppo semplici o poco interessanti.
A me piace realizzare nuovi accessori per Simone - da sfoggiare rigorosamente all' asilo - e se posso imparare nuove tecniche da questi pattern, ben venga!

Questo é il Garter Ear Flap Hat di The Purl Bee, un delizioso cappello con il paraorecchie, perfetto per le mattine gelide in cui io e Simone ci avviamo a scuola. É molto semplice e si realizza velocemente, soprattutto se si utilizza un filato leggermente più grosso così come ho fatto io.
É lavorato interamente a legaccio e i paraorecchie sono realizzati lavorando una serie di ferri accorciati che modellano la parte, conferendo la caratteristica forma arrotondata.


Questo invece é il FoxyWolfie, così chiamato perché potete scegliere - con gli opportuni colori, di realizzare una volpe o un lupetto.
Non é di semplice realizzazione, almeno per me non lo é stato, ma ho imparato a lavorare il cosiddetto "intarsia in the round" ossia l' uso dei due colori e la loro perfetta tenuta nei punti di giunzione.
Le orecchie sono ottenute con i ferri accorciati ed il musetto con semplici ma accurate diminuzioni.
Per quest'ultimo progetto ringrazio la mia sorellina Ciami per avermelo suggerito.

Speriamo di poter indossare il lupetto nelle allegre giornate del Carnevale, per il momento sopportiamo stoicamente l' ondata di influenza e tutti i malanni che ne conseguono.


Ho sempre amato le commistioni fra gli stili e le influenze delle varie culture, in ogni campo. Durante il ciclo dei miei studi di Architettura mi sono occupata dell'arte gotica in Spagna e sono rimasta affascinata dallo stile mudéjar, frutto della dominazione musulmana nella penisola Iberica.


foto presa qui

Il disegno di finestre, arcature ed aperture in genere ha ispirato il delicato motivo traforato che caratterizza le mie calze.

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Per realizzarle potete utilizzare qualsiasi tipo di filato specifico per calze ed armarvi di ferri circolari o ferri a doppia punta.

Il modello è scaricabile gratuitamente qui fino al 31 Gennaio.

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Buon inizio di settimana a tutte e happy socks knitting!