Uno dei momenti più gratificanti nella mia giornata da knitter é quello di sferruzzare per una persona cara, sapendo che ciò che sto realizzando sarà apprezzato e soprattutto utile.
Messi da parte alcuni progetti che avevo iniziato per me, in questi giorni sono tornata a produrre calze da regalare alla mia mamma. Non sto lavorando alcun filato particolare, ho deciso piuttosto di sfruttare come meglio posso tutti quei piccoli avanzi che sono indegnamente parcheggiati da tempo nel mio cestino da lavoro. E non seguo neanche un pattern specifico, improvviso al momento cercando di distribuire come meglio posso i vari gomitoli leggermente differenti per peso o gradazione di colore.
Il risultato sono questi calzini bianchi, con le trecce che, oltre ad essere decorative , riescono a far aderire meglio la calza sul piede.
Buon weekend!






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Ideare un capo a maglia è un po' come lavorare ad un progetto architettonico, almeno per me.
Mi piace disegnarlo, scomporlo, ricomporlo, pensare che abbia un significato preciso e che ogni motivo segua una stessa linea.
Questo cardigan è nato da una texture molto semplice, realizzata attraverso l'uso di semplici maglie a diritto e a rovescio che creano un'alternanza a zig zag di triangoli opposti.
Mentre lo realizzavo ho pensato ad uno studio di progettazione che amo molto, la Coop Himmelb(l)au, i cui due architetti fondatori hanno un'originale visione-guida fondata sul concetto di Himmelblau (celeste) non come colore ma come idea di rendere con fantasia l'architettura, leggera e mutevole come le nuvole.
Leggero e mutevole come è, per me, il lavoro a maglia.


Il filato che ho adottato, il Cashmery Gold Di Mafil-Filmarket, è particolarmente adatto a questo tipo di lavorazione perché fa risaltare notevolmente la matrice geometrica del cardigan. Ed è morbido, leggero e molto caldo, perfetto per dei capi brillanti e confortevoli.


Le istruzioni per realizzarlo sono disponibili gratuitamente per tutto il mese di novembre sul sito di Crowdknitting che ringrazio per la possibilità concessami.
Inutile dire che chiunque decida di realizzarlo mi farà felicissima!
Buon inizio di settimana a tutte voi.


Quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e a uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero. Ma su un punto non c'è dubbio. Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi è entrato.

Haruki Murakami, Kafka sulla spiaggia.

Quando ho iniziato a scrivere questo post la tentazione di raccontare per filo e per segno tutto quello che mi è capitato in queste ultime settimana è stata forte. Poi ho pensato di affidarmi – e non tediarvi – ad una delle citazioni che maggiormente adoro. Sono stata travolta da una piccola ma fastidiosa tempesta ma, nonostante non sia del tutto passata, il fatto di esser riuscita ad infilare un piede fuori è già motivo di gioia e mi permette di essere più ottimista nei confronti dei giorni che verranno.

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Qui le giornate sono ancora molto belle e approfitto delle ore in cui Simone è all’asilo per terminare piccoli e grandi progetti lasciati in sospeso prima dell’estate.

Queste sono le Almondine di Anne Hanson e fanno parte di un bellissimo libro, Sock Knitting Master Class: Innovative Techniques & Patterns, che pian piano sto cercando di studiare per imparare tutto – o quasi – quel che c’è da sapere sulla costruzione delle calze.

Purtroppo mi sono lasciata prendere dall’entusiasmo per questo filato che, sicuramente, non mette in risalto la bellezza della lavorazione, ma mi riprometto di rifarne un paio con lana meno variegata.

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Con gli avanzi mi sono divertita ad improvvisare un paio di calzini anche per Simone che però al momento non ne sembra particolarmente attratto.

Un abbraccio virtuale a tutte e buon inizio di settimana.


Tzugumi é lo pseudonimo che ho scelto quando, un bel po' di anni fa ormai, ho intrapreso l'esperienza del blog. In realtà avrebbe dovuto essere l'omaggio ad uno dei miei libri preferiti, Tsugumi di Banana Yoshimoto, ma chissà perché ho trascritto erroneamente il titolo.

Leggendo il bel post di Natascia ho ripensato agli scampoli di vita quotidiana che molte knitter - famose e non - condividono sui social. Ci sono quelle che si mostrano nell' atto di sferruzzare sempre - in autobus, in sala d'attesa, mentre puliscono il bagno o al ristorante (con buona pace dei commensali) - quelle che invece più semplicemente mostrano la loro giornata tipo, fatta di lavoro, famiglia, figli - per chi ne ha - ed ogni altro genere di attività.

Io ovviamente appartengo alla seconda categoria, lavoro a maglia - purtroppo e per fortuna - non tutto il tempo che vorrei.
Sono umbra di nascita, ma ho sempre vissuto in Puglia dove tutt'ora vivo felicemente, nell' eterna contraddizione fra le due culture: da una parte l'aspirazione ad una forma estrema di eremitaggio - unitamente ad un carattere piuttosto fumantino - dall' altra la voglia di stare con tantissima gente e la pazienza infinita.
Sono mamma, moglie e figlia, innamorata pazzamente degli uomini di casa e dei miei genitori.
Sono un architetto profondamente delusa dalla professione, ma non da quello che ho studiato.
Amo complicarmi la vita e semplificare quella degli altri.
Detesto stirare le camicie e far la spesa, ma mi piace cucinare.
Passo gran parte del tempo seduta per terra a gambe incrociate a giocare con le costruzioni (e con Simone).
Abito in una bizzarra casa-torre nel centro storico del mio paese, ma sogno di vivere in un faro.
Leggo solo autori giapponesi e vado matta per il film d'animazione di Miyazaki.
Ascolto musica strana.
Non mangio le melanzane e non bevo latte senza caffè.
Detesto i tacchi e guido come un uomo.
A quarant'anni ampiamente superati penso ancora a "cosa farò da grande".
Non sopporto chi intrattiene rapporti - professionali e non - per puro interesse e sono la paladina delle cause perse.
Sono snob nei rapporti col prossimo ma sono capacissima di ballare la pizzica con uno sconosciuto.
Mi rilassa far lavori da muratore ed ho una cura maniacale delle mie mani.
Detesto accumulare ricordi e oggetti superflui.
Vorrei fosse sempre Primavera o Autunno, però amo l'estate perché posso nuotare all' aperto.
Ho un carattere un po' rigido ma approfitto del Primitivo per lasciarmi andare.
Non parlo molto ma in certi frangenti, come questo, posso diventare logorroica e raccontare per ore i fatti miei.

Adesso tocca a voi, chi si nasconde il realtà dietro il vostro "profilo"?


PS: in perenne lotta con la tecnologia, pubblico questo post direttamente dal mio cellulare, per cui mi scuso in anticipo per "orrori" ed omissioni di link.

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Lo so che anche voi condividete con me la famigerata borsa di Mary Poppins. E’ una sacca dalle dimensioni sovraumane in cui gettate di tutto, dal dinosauro di plastica alle chiavi della macchina, dal cellulare alla confezione di salviettine umidificate. E’ un’entità che vive di vita propria, capace di fagocitare qualsiasi cosa, e potete restare ore a rovistare dentro con l’unica mano rimasta libera, tanto non troverete MAI quello che serve.

Premesso questo, negli ultimi tempi ho deciso di dotare il mio buco nero di tanti piccoli contenitori per razionalizzare gli oggetti e trovarli – si spera – più facilmente.

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La pochette in cotone, realizzata con avanzi veramente atavici (!!!) è partita senza avere uno scopo preciso. L’ho dotata di cerniera e di fodera interna, anch’essa realizzata con della tela di scarto.

Non è venuta fuori precisissima…ma la sua capacità di contenere svariati mazzi di chiavi è indiscussa.

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Poi è stata la volta della custodia per il mio cellulare, il cui schermo rischiava seriamente di rovinarsi.

I filati viola e grigio sono gli scarti dei miei primissimi berretti realizzati con i ferri circolari, mentre il filato giallo-grigio, lo sapete già, è il gomitolino tinto che vi ho mostrato nel precedente post. La giraffa mi è stata gentilmente concessa da Simone.

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Ed infine è toccato al tablet, al cui destino atroce è venuta prontamente in soccorso questa cover realizzata con una lana che, in passato, era un basco all’uncinetto di mia madre. I bottoni romantici li ho trovati tempo fa al locale mercato del mio paese e mi sono sembrati un modo spiritoso per realizzare la chiusura.

Il tutto rigorosamente all’uncinetto, perché è rilassante e soprattutto pratico da infilare in tasca mentre si corre dietro al piccolo birbante.

Buon weekend!