"Anche nei giorni in cui arriva una cattiva notizia può accadere qualcosa di buono, e il mondo non finisce né cambia così, da un momento all'altro."
( dal libro "Chie-chan e io" di Banana Yoshimoto) 

In questa strampalata estate, ricca di delusioni e di una notevole quantità di pugni nello stomaco,  qualcosa di buono è effettivamente accaduto.
Ho incontrato lei -  anche se al momento solo virtualmente - donna meravigliosa, artista brillante, amica attenta e premurosa. Una di quelle persone inconsapevoli della luce che sono capaci di emanare,  uno di quelli spiriti che ti avvolgono e coinvolgono piacevolmente, ravvivando la tua voglia di creare e di inseguire il tuo sogno. 


Katiuscia Bayslak, owner di The Yarn Juice, non è la solita dyer di filati: le sue matasse - una vera e propria esperienza sensoriale al tatto - rivelano una sensibilità per il colore davvero singolare.
Amante degli scialli, dopo il delizioso modello d'esordio Debut, mi ha letteralmente lasciata a bocca aperta col suo May, realizzato attraverso la tecnica dei ferri accorciati. 

Lo scialle consta di quattro sezioni, di cui le prime tre  costituiscono il corpo e sono caratterizzate dalla stessa gradazione di colore, mentre la quarta, dalla tonalità contrastante, costituisce il bordo vero e proprio.
Il mio May è  lavorato con le sue "mini juice" (piccole matasse) del mio colore preferito, il blu, partendo dal tono più chiaro a quello più scuro, mentre il bordo è un bel giallo brillante che mette in risalto la particolare lavorazione.

Adesso mi accingo ad avviare uno dei modelli che prediligo in assoluto, il Nurmulintu, e con l'occasione avrò la possibilità di testare il merino-bamboo, sempre targato The Yarn Juice e creato apposta per me in un delicato giallo impreziosito da lievi pennellate di un chiaro glicine.

Il sodalizio non finisce qui! Ma di questo e di nuovi progetti parleremo prossimamente.
Buon inizio di settimana!


Eccomi di ritorno dalle mie "ferie mentali" con un leggero anticipo rispetto a quanto promesso nell'ultimo post.
Non siamo propriamente a Settembre ma, per qualche strana ragione, quest'anno il 29 Agosto sancisce di fatto la ripresa di tutte le attività ed io, che ero in fermento già da un po', non vedevo l'ora.
Le giornate sono state splendide, niente afa, niente sole accecante, pioggia quanto basta e venticello fresco per pensare a lungo e bene.
In genere io odio questo mese, mi sembra che tutto si perda nel caos e nella frenesia del traffico cittadino.
In realtà quest'anno Agosto per me è stato davvero importante. Ho preso decisioni importanti e fatto progetti a breve e lungo termine. Soprattutto ho troncato rapporti, lavorativi e non, che mi tenevano inchiodata in una sorta di limbo, in attesa che altri decidessero al posto mio, senza averne diritto alcuno. La sensazione che ne è derivata è stata assolutamente meravigliosa, di leggerezza e consapevolezza di sé.
Nei prossimi giorni vi racconterò con dovizia di particolari - e di fotografie - a cosa ho lavorato.
Adesso una tazza di caffè e buon lavoro!




In cucina ho un calendario dove annoto giorno per giorno ciò che mangia Simone, eventuali farmaci o terapie da seguire, date da ricordare o acquisti da fare.
Questo piccolo supporto alla mia pessima memoria è si un rito quotidiano, ma è anche occasione per osservare il ritmo spesso troppo veloce con cui giro le pagine da Gennaio in poi.
E niente, anche Giugno ormai è finito.
Scuola chiusa (a dire il vero per noi già da un po'), estate piena e niente vacanze, perché i nostri impegni sono diventati più pressanti proprio in questo che dovrebbe essere un periodo di riposo.
Ma nonostante tutto non mi lamento, sono viva ed ho voglia di guardare avanti.
Un abbraccio virtuale.



Io non sono mai riuscita a vestire Simone con abiti o accessori leziosi "da bambino". Forse perché per me lui è sempre stato "già grande" o semplicemente perché abituata allo stile inconfondibile del suo papà, di sicuro non mi azzarderei mai a proporgli improbabili cappelli zoomorfi che tanto sono andati di moda nei passati inverni.
Con lui non c'è timore di sbagliare, basta sferruzzare un cappello di Stephen West per vederlo sfoggiare con piglio fiero l'ultimo manufatto della mamma.


Questo è il Dustland (ne avevo già lavorato una versione invernale l'anno scorso) realizzato con un fresco e morbido cotone acquistato qualche settimana fa durante il mercato settimanale che si tiene nel mio paese.
Semplice e di grande effetto, da realizzare sicuramente con colori omogenei per risaltarne la lavorazione materica. Io ho seguito le istruzioni per la taglia più grande (il giovanotto ha il capoccione), ma ho usato i ferri più piccoli per un aspetto più compatto e realizzato meno sezioni di quelle previste.
In queste mattine in cui le temperature sono ancora un po' incerte, un cappellino del genere è l'ideale.