Qualche tempo fa – forse un paio d’anni? – la mia amica Lilly, spulciando nella lista dei miei pattern favoriti su Ravelry, mi ha regalato lo Scabbard, un modello molto particolare da realizzare sia in versione estiva che invernale.

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Confesso che da quando sono mamma ho sempre un po’ di ansia nell’approcciarmi ad un nuovo pattern, un po’ perché mi manca sempre il tempo per pianificare bene il lavoro, dal campione alla comprensione del testo, un po’ perché con i miei tempi biblici non so mai quando riuscirò a portare a termine il lavoro. E’ anche vero che ultimamente abbraccio la filosofia della lumaca…pian piano, con calma, eseguendo al meglio, magari ci metterò un mese in più, ma alla fine ce la farò.

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Così ho avviato le maglie per la versione estiva, utilizzando un vecchio cotone che avevo da parte nel mio armadio dello stash. Le spiegazioni, ad un primo sguardo superficiale, possono sembrare ostiche e confuse, in realtà credo che questo sia uno dei pattern meglio scritti e disegnati che io abbia mai realizzato.

Rispetto alla versione invernale, lo Scabbard estivo ha un bel collo largo che mette in risalto collo e spalle ed ha ovviamente le maniche corte, appena sotto lo scalfo.

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Il tema centrale è una treccia doppia lavorata su 12 maglie che abbraccia tutto il busto, sia sulle spalle che sul davanti, modellando molto bene la linea del seno. Attraverso sapienti diminuzioni la treccia diventa poi più piccola, siamo a 6 maglie, e percorre i fianchi fino a trasformarsi ancora in doppia sul bordo.

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La treccia piccola campeggia anche sulle manichine, sempre interessata da questa sorta di metamorfosi che dal collo la porta fino al bordo, integrandola nelle coste di finitura.

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Sono letteralmente innamorata di questo capo. Mi ha divertito realizzarlo e, perché no, anche rilassata. Ha attraversato tutti i chilometri che separano Martina Franca da Trieste, ha vissuto il brivido nel cavo rotto nel caldo dei giardini di via Giulia, ha partecipato ad un paio di Stitch’n Spritz ed ha infine goduto delle bellezze barocche del nostro centro storico. Direi che è un capo ricco di storia.

Sicuramente da ripetere, nella sua versione invernale.


“La vita è fatta di piccole felicità insignificanti, simili a minuscoli fiori. Non è fatta solo di grandi cose, come lo studio, l'amore, i matrimoni, i funerali. Ogni giorno succedono piccole cose, tante da non riuscire a tenerle a mente né a contarle, e tra di esse si nascondono granelli di una felicità appena percepibile, che l'anima respira e grazie alla quale vive.” Banana Yoshimoto, Un viaggio chiamato vita.

E’ proprio mentre leggo queste parole che mi giunge un messaggio da parte di Valentina: la storia del libro – la storia della nostra amicizia – è in edicola con il numero di agosto-settembre della rivista Magliabimbi.

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Un piccolo riconoscimento per chi, come noi, ha creduto – e crede – in questo progetto. E, permettetemi di dirlo, anche un piccolo schiaffo morale a chi ci ha snobbate e adesso vorrebbe riprendere contatti con noi.

Sul blog di Tibisay trovate l’intervista integrale…in attesa di sfogliare dal vivo la rivista!


Da piccola io non sono stata una grande amante dei cartoni animati, ma adesso, con Simone che mostra sempre più curiosità nei confronti della televisione, comincio ad avere una discreta cultura di personaggi bizzarri e divertenti.

 

I miei preferiti, o meglio, quelli che ultimamente meglio mi rappresentano, sono le lumache sportive con le loro olimpiadi.

Questo preambolo per raccontarvi la buffa esperienza delle Ravellenic. Buffa, ma non fallimentare, perché anche se alla fine non sono riuscita a portare a termine il mio progetto, mi sono divertita un mondo con le altre ragazze del forum…e poi l’importante è partecipare no?

Comunque, il Gramps alla fine è risultato piccolo, in barba al campione che coincideva perfettamente con le misure proposte nel pattern. All’inizio ho lavorato davvero poco, fiaccata dal caldo e dal malumore dentale del cucciolo, poi presa da insolito impeto mi sono tuffata in un rush finale degno del miglior centometrista ma, dopo aver lavorato insieme maniche e busto, ho tristemente constatato che il cardigan da qui a Dicembre, con i suoi ritmi di crescita, sarebbe diventato stretto.

Pazienza, vorrà dire che la prossima volta andrà meglio, dopotutto ho buona conoscenza delle fasi di lavorazioni e tutto risulterà più semplice.

Nel frattempo ho ripreso ed ultimato lo Scabbard, quello si con molta soddisfazione.

In attesa di foto da mostrarvi vi auguro un buon weekend ed un proseguimento di vacanza, per chi può.


Fra le tante idiozie a cui vengono generalmente sottoposte le neomamme, la più cattiva indubbiamente è “come non lo allatti tu? mi dispiace, ma vedrai che crescerà bene lo stesso”, con conseguente pat-pat sulla spalla.

Come avrete capito io non ho potuto allattare mio figlio. Il perché non lo so, o meglio, le cause potrebbero essere tante, dall’interazione dei farmaci alla scarsa sensibilità delle ostetriche, o forse più semplicemente non ne avevo e basta. Personalmente non ne ho mai fatto un dramma. All’inizio con molta pazienza ho provato anche ad usare il tiralatte, ma la mia produzione casearia era veramente ridicola, altro che i 125 ml in dieci minuti millantati dalle istruzioni. Così ci ho messo una pietra sopra e mi sono affidata al latte artificiale, dopotutto anch’io sono cresciuta così e non ritengo di aver mai avuto particolari problemi di crescita né alcuna deficienza.

Questo tipo di allattamento, se vogliamo, ha i suoi vantaggi. Sai sempre quanto tuo figlio sta esattamente bevendo, te la cavi in mezz’ora, se non hai voglia di alzarti nel cuore della notte puoi fare gli occhi dolci a tuo marito e continuare a ronfare beatamente, non sei costretta a mostrare le tette nelle circostanze meno consone, puoi mangiare quello che vuoi, darti all’alcool, al fumo e a tutto quello a cui hai rinunciato nei nove mesi della gravidanza (quest’ultimo punto per me è stato relativo…non fumo ma magari una birra la gradisco!), i tuoi capezzoli sono intonsi e non devi fare impacchi vari per trovar sollievo al dolore.

Ironia a parte, mi piacerebbe che la gente capisse che non si può estremizzare, né da un lato né dall’altro. Indubbiamente il latte materno, in quanto elemento naturale, non potrà mai essere battuto da nessun’altra sostanza artificiale in commercio, ma non per questo le mamme che non hanno potuto allattare devono essere considerate come appartenenti ad una categoria inferiore. Eppure io percepisco sempre un sottile velo di compatimento, anche nelle pagine dei giornali specializzati che dovrebbero affrontare l’argomento in maniera diversa – e più seria – e dove invece non manca mai l’articolo sulle gioie dell’allattamento, con tanto di atmosfera bucolica e melenserie varie. E noi? non meritiamo un bel servizio sulla moltitudine di latte artificiale in commercio, sulle caratteristiche degli anti-reflusso e di quelli anti-colica, sull’uso dei misurini e sui pro-contro biberon in plastica? Evidentemente no. Pazienza, me ne farò una ragione.

Intanto Simone ha varcato la soglia degli otto mesi e continua inarrestabile la sua marcia trionfale verso la vita che lo attende, un po’ gattonando, un po’ rotolandosi.


Lavorare a maglia d’estate non è mai stato un problema né un sacrificio per me, ma stavolta stento davvero a star dietro al Gramps che avevo in mente per le Ravelimpic.

D’accordo il caldo, d’accordo Simone che impegna il mio tempo, eppure fino a poco tempo fa qualche minuto per rilassarmi knittando lo trovavo.

E’ successo qualcosa, una sorta di repulsione verso certe situazioni – o persone, chissà – che hanno coinvolto anche la sfera del mio amatissimo hobby.

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In attesa di nuovi stimoli, sposto le maglie dai ferri dritti ai circolari, per poi riportarlo ancora sui dritti, in una sorta di insoddisfazione che non da tregua neanche a loro.

Unica nota positiva il divertente e dinamico gruppo del Team LqA su Ravelry e il riscoperto Twitter, valvola di sfogo tascabile accessibile dovunque col telefonino.