Settembre ci regala ancora giornate splendide in cui l’aria è frizzante e profuma di buono. Questo è il periodo in cui ci si predispone a conservare per l’inverno tutto ciò che la campagna ci ha donato attraverso la terra e gli alberi. L’annata è stata particolarmente fruttuosa, soprattutto per quanto riguarda la raccolta delle mandorle.

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A tal proposito voglio proporre la ricetta della cupeta, così come la faceva mio nonno.

Servono all’incirca 120 gr di mandorle dolci, private della pellicina marrone e tostate.

Con 100 gr di zucchero preparate il caramello, ponendo lo zucchero stesso in una casseruola, a fuoco lento, fin quando non sarà sciolto e acquisterà un bel colore brunito.

Togliete la casseruola dal fuoco e versate le mandorle, amalgamandole al caramello.

Prendete una teglia, foderatela con della carta oleata e disponete il composto, pigiandolo pian piano con un limone tagliato a metà, in modo da distenderlo il meglio possibile. Lasciate raffreddare e, se ce la fate, non rubate le mandorle!

Mio nonno invece versava il composto sulla soglia di marmo della finestra della cucina, sempre leggermente oleata, e suddivideva la cupeta con un coltello precedentemente intinto nel succo del limone, formando tanti rettangoli stretti che potevano essere successivamente conservati in un boccaccio di vetro.

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Questa ricetta è dedicata a Mopo, ne abbiamo parlato tempo fa e finalmente sono riuscita a trascriverla. Lei che è una cuoca provetta saprà sicuramente farne tesoro.

Nel frattempo proseguo nella lavorazione del Gramps, in parallelo con AbcHobby. Anche se siamo lontane è bello potersi confrontare fra un tweet e l’altro, è un po’ come se stessimo sferruzzando insieme.

La parte del busto è completata all’altezza degli scalfi, in attesa delle due maniche per il proseguimento della lavorazione a raglan. Spero di poterlo finire prima del compleanno di Simone!


Qui a Martina Franca l’estate non vuole cedere il passo all’autunno. L’aria è più fresca, c’è qualche temporale, ma in giornate come queste il cielo è limpido ed il sole è davvero piacevole.

Mentre Simone dorme mi concedo una pausa lavorando ai sottopiatti, con un bel cotone nelle sfumature del blu, il mio preferito.

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Sulle spalle indosso il mio Summer Flies, realizzato nel 2010 e sempre bellissimo.

Buon weekend!


Io adoro fare i centrini. Provo una certa soddisfazione nell’adoperare uncinetto e cotone per realizzare quei delicati intrecci di catenelle, archetti, maglie alte e basse, in un complicato gioco di forme e movimenti che danno vita ad entità eleganti e leggere.

La cosa strana è che in casa mia non ne ho. Mi spiego. Mi piace farli, ma la mia particolare concezione di casa, minimale e super-pratica, fa si che non esista forma alcuna di centrini su mensole, mobili vari o tavoli, così come non esistono ninnoli che mi sarebbero solo d’intralcio nella veloce pulizia delle superfici.

Questo strano rapporto di odio-amore ovviamente ne condiziona fortemente la produzione.

Capita però che un’amica, sbirciando nel mio blog, si innamori di queste: 

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Ve le ricordate? Risalgono a qualche annetto fa, sono le bomboniere in edizione limitatissima che avevo realizzato per il mio matrimonio. Da usare come centrino o come sacchetto profuma-biancheria, magari con un pout-pourri a base di lavanda e alloro per le LqA che vogliono preservare la loro lana dall’attacco delle tarme.

Le bomboniere – sono circa un’ottantina – saranno il suo regalo speciale per la sorella novella sposa il prossimo Giugno.

E non è finita qui.

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Sempre per la sorella – ma stavolta anche per sé – ha pensato di commissionarmi i sottopiatti da associare ad un servizio da dodici, tutti di colori diversi in modo da poter assolvere anche alla funzione di segnaposto.

Come potete immaginare, sono davvero molto felice. Perché è il mio primo ordine davvero importante, perché il suo apprezzamento mi ha riempita d’orgoglio…e perché finalmente potrò soddisfare la mia voglia di centrini, almeno per un bel po’.

E con questa bella notizia vi auguro un buonissimo weekend!


Non ho mai avuto delle braccia toniche, neanche quando ero assidua frequentatrice della palestra sotto la mia casa da universitaria. Per questo in genere indosso sempre capi con le maniche appena sopra il gomito, in modo da nascondere questo difetto che spesso mi mette a disagio.

Quest’estate, durante una mattinata di shopping furente con l’amica Tiziana, ho acquistato un bell’abitino blu, ampio e molto leggero, ideale per le temperature torride del mese di Luglio. Unico difetto: niente maniche, solo spalline. Di usare un cardigan, anche se leggero, neanche a parlarne, il caldo era veramente eccessivo. Nel frattempo osservavo lei, con lo stesso abitino blu ed una bella stola leggera di color rosso, pensando a quanto quei due colori stessero bene insieme.

Ci vorrebbe un coprispalle in cotone, magari molto traforato, leggero in tutti i sensi.

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Ed eccola qui, la mia piccola pazzia del mese d’Agosto. Pazzia perché l’ho lavorato durante giornate in cui anche un filato come questo si appiccicava alle dita, tanto l’aria era umida ed afosa. Pazzia perché ho adattato un pattern in lace alla lavorazione topdown. Pazzia perché ad ogni giro dovevo prender nota delle modifiche che effettuavo. Pazzia perché aspettavo che Simone dormisse per cimentarmi in calcoli e schemi, pena l’annullamento di tutto il progetto.

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Però alla fine ce l’ho fatta, ed è venuto alla luce proprio come l’avevo pensato e disegnato. Non mi resta che archiviare gli appunti e godermi lo shrug durante queste ultime giornate estive da trascorrere fra i trulli, insieme al cucciolo e al marito novello fotografo. Ci tiene che si sappia, le immagini sono sue.

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