Su Ravelry ormai fioccano i gruppi dedicati alla tintura della lana e ovviamente anche il forum delle LqA doveva avere la sua discussione dedicata al tema. Esser catturati dalla bellezza delle sfumature realizzate in morbide matasse è un attimo, bisogna provare per forza.

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Avevo in casa una vecchia lana Zephir misto acrilico di color bianco, uno di quei residuati bellici dimenticati nell’armadio che in nessun altro modo avrebbe potuto trovare al mondo una sua collocazione.

Così, armata di aceto e di coloranti alimentari per uova, ho operato la mia trasformazione.

L’aceto viene utilizzato come mordente naturale, e in realtà l’operazione può essere anche fatta con sale grosso o succo di limone. Sulle dosi ci sono varie scuole di pensiero…io ho adottato il rapporto di una parte su quattro, ma penso che molto dipenda anche dal tipo di filato che state immergendo.

L’acqua deve essere tiepida e la lana deve assorbire per bene il tutto in modo da prepararsi in maniera omogenea a ricevere il colore.

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E’ necessario eliminare l’acqua in eccesso dalla matassa, strizzandola dolcemente con una asciugamani o magari lasciandola appesa per un po’.

A parte si preparano i colori, sciogliendo la polvere in un bicchiere di acqua con uno o due cucchiai di aceto. Per la mia ho scelto una base di verde tenue con sfumature di viola. Anche sui metodi di applicazione della tintura ci sono vari procedimenti, io ho operato in maniera puntuale con un cucchiaio, versando i colori laddove mi interessava e affidandomi alla loro fusione.

Quando la matassa assorbe bene il tutto si può procedere con la bollitura per fissare il colore, immergendo la stessa in acqua e aceto con cottura lenta. Una volta raggiunta la temperatura la lana viene fatta raffreddare naturalmente.

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Infine la matassa viene lavata con detersivo delicato o ammorbidente, in modo da eliminare con l’acqua il colore in eccesso. Una volta asciugata con cura è pronta per essere gomitolata.

Insomma, un lavoraccio. Però pieno di soddisfazione, soprattutto se volete confezionare qualcosa di unico e originale da regalare ad una persona cara. Nel mio caso realizzerò nuovamente l’Herbivore, ma stavolta per la mia mamma. In effetti, la scelta del verde è una citazione dei suoi occhi.

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Se poi non avete voglia di perder tempo fra acqua che bolle e colore che cola, soprattutto se non volete essere prese in giro da vostro marito che si aggira per casa chiedendosi se state facendo i carciofini sott’aceto, vi consiglio di farvi un’amica deliziosa come la mia Sonia.

Ogni tanto si concede una passeggiatina a Trieste ed ovviamente vedersi per un caffè (anzi, per un Guaranà!) e una sferruzzatina è un piacevolissimo appuntamento. Questa volta è arrivata con dei pacchettini di Manos comprata da Lanar, ciascuno destinato ad una persona precisa: il mio conteneva questa meravigliosa matassa, sui toni del viola che sa essere i miei preferiti.

Come ho sussurrato all’amica Linda, per me questo genere di regali è meglio che ricevere diamanti. Sarò strana, ma la penso così. Non so ancora che progetto scegliere, la lana è morbida e meravigliosa, merita una selezione accurata di pattern. Nel frattempo la custodisco gelosamente, guai a chi la tocca!

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Per concludere questo post semiserio vi mostro questo scatto rubato alla mostra allestita presso il Museo Revoltella e dedicata ai 150 anni della Repubblica. Lei è la “Lattivendola di Dordrecht” di Hans Von Bartels…guardate un po’ come inganna l’attesa fra un cliente e l’altro?