Un'amica è in grado di capire tutto: la profondità fino a cui riuscivo a calarmi, la portata della mia solitudine, quello che cercavo di realizzare da sola...

da "Il coperchio del mare" di Banana Yoshimoto.

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Le amiche, quelle vere, sono sparse un po’ ovunque nella penisola e nel resto del mondo e riescono a strapparmi un sorriso mandandomi degli ambasciatori lanosi, come il filato azzurro di Tiziana from Trieste – già in parte trasformato in maglioncino per Simone – o il brillante luontopolku di Katya from San Pietroburgo o ancora i marcapunti feltrosi di Elisabetta from Milano.

Questa settimana è dedicata a loro e al calore che sanno trasmettermi…così vicine, così lontane.


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Quando ho postato su Instagram la foto di questa matassa, la mia amica russa Katya l’ha subito ribattezzata con questo nome, Happy Green Grass, ed io l’ho trovato talmente bello da volerla chiamare proprio così.

Stavolta ho utilizzato della lana grezza che Natascia ha acquistato per mio conto alcuni mesi fa e la differenza con la precedente matassa si nota subito. I colori – il verde in questo caso – sono decisamente più intensi e brillanti, pur rilasciando delle punte di giallo, suppongo sempre per la solita scomposizione dei pigmenti.

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Ho aggiunto delle pennellate di contrasto, lo stesso viola che avevo usato in precedenza, lasciando alcune zone del colore originario.

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Solita procedura di avvolgimento nella pellicola trasparente e via in cottura al sole, anche se quest’ultimo si è lasciato un po’ desiderare a dir la verità. Per questo motivo ho preferito far riposare la matassa per un paio di giorni in più e, in effetti, nel lavarla non ha rilasciato alcun colore nell’acqua.

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Giusto il tempo di asciugarla bene all’ombra e di sistemarla sull’arcolaio - sempre sotto lo sguardo vigile del mio aiutante - e…

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…il mio nuovo gomitolo è pronto! Non ho ancora idea del progetto che realizzerò, nel frattempo coccolo questa caciotta colorata e metto in cantiere una matassa speciale dedicata a Simone.

Felice giovedì!


Ve li ricordate i miei esperimenti di tintura con i cubetti di ghiaccio dell’estate scorsa? All’inizio dell’autunno ho utilizzato quel bellissimo gomitolo per realizzare il mio secondo scialle Sentieri, un modello che adoro. Come al solito poi vari progetti si sono sovrapposti, ma alla fine ce l’ho fatta, giusto in tempo per sfoggiarlo ai numerosi seminari di aggiornamento professionale cui partecipo.

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Il modello non è quello tradizionale, le linee riprendono la geometria di un triangolo scaleno fortemente allungato, rendendolo versatile e decisamente più consono al mio animo da architetto.

Avendo molto filato a disposizione – la matassa originale era di circa 1200 metri! – mi sono divertita a lavorarlo con più ripetizioni previste dal pattern originale di Emma Fassio, ottenendo così un accessorio comodo e avvolgente.

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Felice lunedì!


Anche se l’estate, quella vera almeno, tarda a venire, non ho saputo trattenermi dall’inaugurare la mia stagione della tintura.

Premetto che in questo campo sono assolutamente una principiante, per cui astenersi filosofi e cultori della materia, anche perché gli ultimi ad affermare che tintori non ci si improvvisa hanno fatto poi una pessima figura (vedi progetto dragonfly).

Un forte impulso alla sperimentazione l’ho ottenuto appassionandomi alla lettura del blog di Rosso di Robbia, associazione che si occupa della tintura con i colori naturali. In uno dei loro primi post viene spiegato in maniera molto precisa il processo della mordenzatura  delle fibre…per cui mi sono armata di allume di rocca e son partita!

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Mi sarebbe piaciuto cimentarmi anche con i colori naturali – ho scoperto ad esempio che la nostra campagna è ricca di rubia selvatica – ma ovviamente il tempo di raccogliere i materiali necessari mi manca, per cui mi sono nuovamente affidata ai coloranti alimentari e al sole.

Per questa prima matassa ho scelto il rosa ed il viola, entrambi in gel, utilizzando il procedimento dei cubetti di ghiaccio colorati. A differenza degli esperimenti dell’anno scorso però, questa volta ho avvolto la lana nella pellicola trasparente, lasciandola in cottura al sole fin quando la poca acqua residua è diventata completamente trasparente.

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Ho aggiunto dell’aceto al risciacquo ed ecco il risultato: e il turchese da dove è sbucato???

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Via con la seconda matassa, mordenzatura nell’allume di rocca e tintura, stavolta non con i cubetti ma applicando direttamente i due colori disciolti in poca acqua, pensando che il turchese fosse stato causato da una qualche reazione chimica fra cubetto ghiacciato e fibra.

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Risultato? identico al precedente, ad eccezione di un viola più intenso e di minori zone di rosa chiaro, il colore base della matassa. Se penso alla formazione del viola come unione dei colori primari rosso e blu, probabilmente in tutto dipende dai pigmenti che vengono utilizzati per la realizzazione di queste sostanze.

Ad ogni modo, pur se inaspettate, io adoro le sfumature delle mie matasse e non vedo l’ora di utilizzarle per qualcosa di assolutamente perfetto.

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Dopo la legge di cui vi avevo parlato tempo fa, quella delle mamme che non dovrebbero mai ammalarsi, bisognerebbe istituirne un’altra che vieta la comparsa di raffreddore e/o tosse e/o febbre da Giugno in poi.

Simone, dopo esser passato più o meno indenne attraverso il freddo dei mesi invernali, si è improvvisamente ammalato quando l’aria di sera era mite e profumata e nel silenzio del Centro Storico si sentiva solo il coro gioioso delle rondini. Come da copione: nottate insonni, pianti, malumori, attaccamento a mo’ di koala.

Adesso non è completamente guarito, ma quel tanto che basta per goderci finalmente le calde giornate di questo inizio estate. Nei giorni passati ho fatto tantissime cose, piacevoli e non, che spero di condividere nei prossimi post.

Nel frattempo la stagione della tintura è ufficialmente iniziata con la matassa che riposa nella sua soluzione di acqua e mordente ed i cubetti di ghiaccio colorati pronti in freezer.

Buon lunedì!