Il mio instinto raramente fallisce nel giudicare situazioni o persone, ciò nonostante tendo sempre a sottovalutarlo e a non dargli credito.
Stessa sorte capita purtroppo alla scarsa stima che ho nelle mie capacità, ma devo dire che ultimamente l'applicare la filosofia del riccio mi ha fatto bene.
Chiudermi nella tana, dedicarmi a me stessa e a riflettere, mi ha aiutato a vivere con distacco le piccole contrarietà quotidiane (ad eccezione del rapporto odio-amore di Simone col cibo).



Mi é piaciuto coccolare me stessa, regalandomi una cosa frivola come l'ennesima lana per calze o realizzando una cover per il mio navigatore utilizzando avanzi di lana proveniente da altri progetti.



Attraverso questi piccoli gesti quotidiani sento che le idee nuove ed un antico entusiasmo stanno tornando alla luce, anche se con imprese folli come imparare a filare o realizzare un socks stretcher.



Che gli altri si affannino pure.
Io mi godo il profumo delle fresie di campagna - dono della mamma - in attesa di gustare il thé - dono del marito.
Buon weekend!

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Avrei preferito che il clima non mi avesse concesso il privilegio di indossare i miei nuovi guantini,ma - com’è noto fin dai tempi più remoti - Marzo non è decisamente un mese affidabile.

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Ad ogni modo sono contenta di mostrarvi il risultato del pattern al quale lavoravo da un po’ di tempo: loro sono i Sottosopra, dei coloratissimi guantini lavorati con tutti i gomitoli di risulta sparsi per tutta la casa e in attesa di un degno impiego.

Sottosopra perché sono anarchici, come la sottoscritta. Ho scelto di non rispettare la successione dei colori, bensì di invertirla, per renderli ancora più divertenti.

Per l’occasione ho potuto finalmente esercitarmi con i microcircolari. Il cambio di filato richiede attenzione e calma nella lavorazione, inoltre il cavo della giusta dimensione mi ha permesso di tendere i fili in maniera corretta, cosa che non ero riuscita a fare con la tecnica del magicloop.

Per il prossimo inverno mi divertirò a testarli usando, possibilmente, alcune delle combinazioni cromatiche che man mano conservo qui.

Che dite, mi fate compagnia?

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E’ il ciclo degli eventi, così come quello delle stagioni.

A periodi di sconforto, in cui tutto sembra insormontabile ed inesorabile, si susseguono giornate in cui la Primavera ti abbraccia col tepore del suo sole e ti accieca con la bellezza dei suoi colori.

Lasciarsi trasportare da tutto questo sta a noi e a nessun altro.

E’ dall’inizio della settimana che passeggio per il prato giocando con Simone e cogliendo fiori. Ieri sera, quando l’ultima maglia della punta è stata chiusa, ho pensato che una foto dei miei Zora avrei proprio voluto scattarla così.


Innanzitutto grazie.
Un grazie dal profondo del mio cuore per tutti i bei commenti che avete riservato a me e alla mia mamma (che ringrazia a sua volta) nel post precedente. 
Mi è mancato il poter aggiornare il blog in questa settimana, ma stavolta l'influenza e gli acciacchi relativi sono stati più forti di tutto, anche dell'utilissima applicazione per smartphone.

Simone in realtà si è ripreso abbastanza rapidamente, io invece ho pensato di esser finita a mia insaputa sotto una schiacciasassi. Ora sto meglio, ma ho imparato a prendermi più cura di me stessa e a coccolarmi come meglio posso...al resto ci pensano i due uomini della casa!


Nonostante abbia passato gran parte del tempo a dormire, sono riuscita a portare a termine alcuni piccoli lavori che avevo in sospeso da tempo, grazie anche a Simone che dal canto suo si è dedicato tantissimo al gioco individuale.


Ho lavorato a questo merletto su richiesta della mamma per decorare un abat-jour bianco molto semplice. Prossimamente sarà possibile vedere l'effetto finale, attualmente siamo in attesa di lavare-stirare-fissare il suddetto in giornate, si spera, primaverili.


Ho iniziato un altro calzino, sempre modello Zora, con la solita lana verde pistacchio che sembra non finire mai. Bevendo litri di thé nero al cocco - gentilmente fornito da Tiziana - insieme a due cucchiaini di miele. 


Ho finito i miei coloratissimi guantini iniziati mesi fa e dimenticati in un cassetto. Ormai andranno bene per il prossimo inverno ma pazienza, l'importante è averli completati.

Vi auguro un buon weekend. A lunedì, spero.


In certi ambienti della maglia non è considerato chic lavorare con i ferri dritti.

Un capo che non sia realizzato con le tecniche top-down o bottom-up non è degno di considerazione.

E del filato, se non proveniente dal pelo del muflone che trascorre le sue vacanze alle terme di Castrocaro, meglio non parlarne.

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Poi arriva lei, la mia signora mamma, che ha lavorato a maglia da molto prima che io venissi al mondo, armata dei suoi ferri dritti, degli insegnamenti sul confezionamento classico e di un filato riciclato da un mio vecchio maglione.

Dietro, davanti, maniche, il tutto realizzato in piano senza seguire uno schema particolare se non il buon senso e le giuste proporzioni, cuciti insieme da una mano che conosce bene l’arte del ricamo e che ama le buone rifiniture.

Ed eccolo qui, un pulloverino con lo scollo rotondo e realizzato a punto riso, un caldo compagno per la prossima stagione invernale di Simone (perché con i bambini si sa tocca giocare molto d’anticipo).

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Grazie all’amica Tiziana che mi ha regalato uno splendido filato celeste, un secondo maglione è in arrivo. Sempre a cura della mamma.

Io torno invece ai miei ferri circolari e al mio topdownbottomup. Con una punta di invidia per la sua manualità.