Le mie giornate triestine si possono riassumere così: Simone, lavoro a maglia, casa, caffè in quantità industriali.

Questa è la settimana più bollente della stagione, si suda anche da fermi. E ovviamente il pupo ne risente, soprattutto perchè lo spuntare in contemporanea dei due incisivi inferiori lo ha reso già nervoso di suo.

Io sopporto stoicamente - vabbè, qualche volta sbrocco! - pensando che al suo posto farei anche di peggio.

Poi però ci sono le amiche, le tazze di thé ai frutti di bosco, le marmellate di arance, le chiacchiere ai giardinetti, e tutto diventa più lieve.

In attesa della bora, mai tanto attesa come questa volta.


Io sono un tipo molto fatalista. Per intenderci, sono convinta che ognuno sia artefice del proprio destino, ma allo stesso tempo non sono insensibile a quei piccoli segnali che qualcuno da lassù ci invia per consigliarci di lasciar perdere qualcosa.

Il mio Fairwind non è nato sotto una buona stella. In principio fu la nausea, quella normale intolleranza a cibi o odori tipica della gravidanza e che io, ovviamente da brava LqA, ho sviluppato a modo mio rivolgendola verso il lavoro a maglia prima ed il color pistacchio dopo. Risultato, cardigan a riposo nell’armadio per poco meno di un anno. Poi vennero i gomitoli dal filo assottigliato e dai nodi presenti in quantità industriali. E infine le innumerevoli modifiche per modellare il cardigan sul mio fisico, decisamente non asciutto come quello dell’autrice.

DSCN4850

Dopo tanta fatica devo proprio ammettere che il risultato non mi soddisfa per niente. Indubbiamente il non aver usato un filato simile a quello del modello originario ha compromesso notevolmente l’aspetto d’insieme, ma se devo essere sincera anche la mancanza quasi totale di finiture ha avuto la sua importanza.

Maniche e bordi sono concluse con un semplicissimo cast off knitwise, e francamente tutto quel bordo in lace a mio avviso merita molto di più. La chiusura superiore del giacchino è realizzata riprendendo le maglie lungo il bordo, creando una sorta di scaletta inferiore decisamente brutta. E sempre la chiusura è causa di una strana asimmetria, così troppo poco pronunciata da sembrare un errore.

DSCN4852

Da parte mia ho aumentato la lunghezza della parte superiore a maglia rasata rovescia portandola sotto il seno - che nel frattempo ha pensato bene di sgonfiarsi rendendo sproporzionato il tutto – ed ho eliminato il collo in lace, giudicandolo inutile per la mia versione prettamente primaverile. Per le rifiniture dei bordi ho invece adottato l’i-cord bind off, usandolo anche per il collo e per le maniche.

E per rendere meno serioso il tutto ho sistemato una fila di bottoncini gialli,  trovati nella merceria  di famiglia e riciclati da chissà quale vecchio lavoro.

DSCN4851

Per fortuna il caldo comincia a farsi sentire ed è già tempo di riporre nuovamente il mio cardigan in un cassetto, sperando che questa pausa mi aiuti a resistere all’impulso di scucirlo!

PS: avete dato un’occhiata al link qui a destra? Ebbene si, è nata, è nata!!!!


Scrivo questo post velocemente, approfittando della siesta pomeridiana di Simone. E confesso un piccolo peccato…mi sono avvalsa dello stato di semi-incoscienza di mio figlio per infilargli ai piedi il mio regalo per il suo sesto mese e scattargli una foto.

P6040599

Eccoli qui, i Sandals di Debbie Bliss, realizzati con cotone atavico riemerso dal famigerato armadio dello stash. Vi dico subito che, avendo usato questo tipo di filato e dei ferri da mm 3, il risultato non è dei migliori, ci sono un sacco di imperfezioni come buchetti o fili lenti che indubbiamente nella versione in lana non si creano. Poi sono un po’ impegnativi da realizzare, bisogna avere tanta pazienza perché in sommità è tutto un interrompere il lavoro, tagliare il filo, riprendere le maglie e avviarne delle nuove.

Però sono adorabili, e sono sicura che quest’estate Simone li userà tantissimo|


Ultimamente c’è qualcosa che ruota attorno al mondo della maglia che non mi piace affatto.

Ci sono persone, la maggior parte di quelle che conosco, fortunatamente, che considerano lo sferruzzamento come un piacevole hobby e nulla più. Ci sono anche persone che lo hanno trasformato nel loro lavoro, con ottimi risultati, e che nonostante tutto non se la tirano più di tanto.

Poi ci sono tutte le altre. Quelle che considerano il far del bene agli altri loro appannaggio esclusivo, dimenticando che l’aiuto reciproco è la forma più potente di volontariato. Quelle che scambiano la gentilezza per ingenuità e ci si buttano a capofitto per approfittarne. Quelle che pensano di aver diritto ad una pubblicità gratuita a vita sol perché ti hanno inviato in cambio un discutibile omaggio. Quelle che ti avvinghiano con tanti giri di parole per poi farti reclamizzare un knit cafè a pagamento.

Quando ho a che fare con queste persone mi vien voglia di mollare tutto. Non la maglia, ovviamente, ma la comunicazione via web, ecco, quella si.

Poi torno a ricordare che questi personaggi sono la minoranza. Che il blog – o Ravelry, o Facebook – mi hanno regalato amicizie preziose. E che in fondo lo scrivere – e il fotografare – sono un mio piacere personale.

ImmagineVi ricordate che nel precedente post avevo gettato desolata la spugna in merito ai calzini di cotone??? Ebbene…io sono testarda…e mentre pensavo alla stola estiva il pensiero tornava sempre lì, a Simone e ai suoi piedini.

E alla fine mi sono imbattuta in questi deliziosi Sandali di Debbie Bliss. Io li trovo semplicemente adorabili. Il primo è già finito, in attesa di essere cucito, mentre il secondo è pronto sui ferri, quasi a metà. Non vedo l’ora che siano pronti!