Rubo qualche secondo alla pennica pomeridiana di Simone per informare tutte le knitters pugliesi-e-non che su Facebook abbiamo aperto il gruppo Trulli’ns Stitch, ovviamente gemello extraterritoriale dello Stitch’nd Spritz triestino, con lo scopo di stanare le amiche della zona che sferruzzano di nascosto all’ombra dei trulli.

Allora, vi aspetto?

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Finalmente l’arrivo della Primavera ha portato via ogni residuo di stanchezza e di malinconia; le giornate – complice il tepore dell’aria – sembrano fatte apposta per uscir fuori e passeggiare fino a tardi. Ci si alza prestissimo, perché qualcuno alle 6 sbraita rivendicando il suo latte, poi sempre quel qualcuno ripiomba in un sonno profondo, ed io ne approfitto per dedicarmi al mio lavoro o semplicemente per rilassarmi con un paio di ferri fra le mani.

In realtà di sonno ne ho anch’io, e tanto, ma ho atteso a lungo questo sole durante tutto l’inverno e non ho intenzione di perderne neanche un secondo. Per dormire c’è sempre tempo, prima o poi.

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Incredibile ma vero ho finalmente completato tutta la parte centrale del mio Fairwind.  Rispetto al modello originale è un po’ più lungo sia nella parte a maglia rasata – perchè io ho decisamente molto più seno della Cecily MacDonald! – sia in quella lavorata a lace – sempre perché rispetto a lei ho i fianchi più larghi e robusti. Inoltre ho anche chiuso le maglie con un bel bordo in i-cord bind off, decisamente molto più elastico ed elegante rispetto alla semplice chiusura a maglia diritta.

E adesso mi aspettano le maniche, gioia e delizia, da lavorare contemporaneamente per non sbagliare neanche un giro, districandosi fra fili doppi e gomitoli che cadono.


Chi mi ha seguito nei giorni più o meno lieti della mia gravidanza sa quanto in quel periodo abbia sferruzzato come una pazza. Perché il tempo non passava mai, perché le occasioni per uscire erano rare, perché lavorare a maglia placava la mia ansia e smorzava ogni tensione.

In realtà avrei voluto adoperarmi in cardigan e pullover pieni di trecce e lavorazioni complicate ma viste le mie forme abbondanti e la mia pancia che si allargava ogni giorno di più ho pensato ad un progetto che avevo in lista da tantissimo tempo e che si sarebbe adattato benissimo alla mia condizione pre e post parto.

Who followed me during my pregnancy knows how I have knitted like a crazy in those days. Because time never passed, because there were rare opportunities to get out, because knitting soothed my anxiety and blunted any tension.
To tell the truth I’d liked to knit cardigans and pullovers full of braids and complicated processes, but given my forms abundant and my belly that was widening every day I thought about a project I had to list for a long time and that would fit well to my condition before and after childbirth.

 

Per le poche che non conoscono questo bellissimo pattern ecco a voi il Rosa’s Caponcho di Emma Fassio, realizzato nella mia versione pregnant con una bellissima lana grigia riciclata da un vecchio maglione.

Rispetto al modello originale di Emma ho soltanto eseguito la rifinitura a coste temendo che il mio filato potesse cedere con una semplice chiusura a maglia dritta, per il resto racchiude in sé tutta la versatilità di questo poncho che può essere indossato nella sua parte piana o in quella a punta, a seconda delle necessità. Personalmente prediligo la prima versione, ma confesso che quella a punta è molto utile al nono mese, copre perfettamente il cucciolo in attesa della sua nascita.

For the few who don’t know this beautiful pattern here is the Rosa’s Caponcho of Emma Fassio, in my pregnant with a beautiful gray wool recycled from an old sweater.
Compared to the original model I only made ​​the finish ribbed fearing that my thread would proceed with a simple close knit straight, for the rest incorporates all the versatility of this poncho that can be worn in its flat part or in the one on the tip, as needed. Personally I prefer the first version, but I confess that this tip is very useful in the ninth month, fully covers the puppy before its birth.

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Queste foto attendevano di essere scattate dal mese di Dicembre, per dirla tutta avrei voluto posare quando ancora avevo il pancione, ma fra la concitazione di quei giorni ed il cattivo tempo non è stato più possibile.

Ieri invece, complice un anticipo di Primavera, ho indossato il tubino nero ed eccomi in posa sui muretti a secco della mia zona. La pancia c’è ancora…ma il poncho la mimetizza con discrezione.

Sperando che il sole allieti ancora le giornate a venire auguro a tutte un buon weekend!

These photos were waiting to be taken from the month of December, to be honest I wanted when I was expecting, but between the excitement of those days and the bad weather was not possible.
Yesterday, however, thanks in advance Spring, I wore the little black dress and here I am posing on the stone walls in my area. The belly is still but poncho covers it with discretion.
Hoping that the sun still gladden the days to come I wish you all a good weekend!


Ci sono giornate in cui anche passarsi il latte detergente sulla pelle del viso sembra un lusso irraggiungibile, per cui di lavorare a maglia con i ritmi di un tempo neanche a parlarne. Ma non posso rinunciarci, quest’hobby è spesso la mia unica valvola di sfogo e guai ad appendere al chiodo ferri e gomitoli!

L’unico modo per continuare a knittare in santa pace è quello di ottimizzare i tempi, avendo soprattutto cura di portare sempre con sé qualcosa da fare nella borsa.

Io ormai lavoro dappertutto e ad ogni ora. Approfitto del biberon delle cinque del mattino, quando mio marito si occupa del latte e io del cambio pannolino. Oppure in sala d’attesa al CUP aspettando il mio turno. Oppure dalla pediatra, magari dal ginecologo. Certe volte anche in macchina, mentre il pupo dorme nel suo ovetto ed io attendo il marito affaccendato in qualche commissione.

E’ una sorta di knitting in pubblico che finora però, oltre alla mia soddisfazione personale, non ha portato a nessuna reazione particolare da parte delle persone che mi stanno intorno in quei momenti. Il più delle volte percepisco gli sguardi pieni di compassione, anche e soprattutto dalle anziane, da cui magari mi aspetterei approcci del tipo “quand’ero giovane lo facevo anch’io!”. Ma non demordo, come ho detto sono gli unici momenti in cui posso dedicarmi a me stessa e me li tengo ben stretti.

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Durante le nottate passate ad aspettare che Simone si addormentasse - quelle in cui lo cullavo con il piede per intenderci - ho realizzato questo paio di scarpine in lana, molto utili in queste giornate un po’ più tiepide in cui si esce a fare una passeggiata tutti insieme ed i piedini sono finalmente liberi da copertine e ammennicoli vari. Il modello è il Blue Steps e si lavora con i ferri dritti. La modellazione della scarpina viene creata attraverso l’uso di aumenti e diminuzioni e il tutto è caratterizzato dall’half brioche stitch, una sorta di costa all’inglese.

Fighissime da usare sotto i jeans.

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Le pochette pret-a-porter attualmente sono due. Nella prima c’è un maglioncino che sto facendo per il cucciolo, rigorosamente in tecnica top-down, sfruttando alcuni avanzi di gomitoli colorati che risiedono da tempi atavici nell’armadio dello stash. Non ho seguito alcun pattern particolare e, anche se considero i cardigan molto più comodi per i bebè, credo che potrà indossarlo comodamente.

Faccio notare l’oggetto meraviglioso per misurare campioni e diametro dei ferri. E’ in legno decorato da una profusione di pecorelle. Un regalo graditissimo e prezioso della mia amica Linda from Arizona.

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Nella seconda, che pochette proprio non è ma piuttosto - si tratta della confezione della mia camicia da notte per knitters ossessivo-compulsive – conservo gelosamente il mio Fairwind, interrotto bruscamente a Maggio scorso per misteriose nausee a lana e color pistacchio comparse con la gravidanza. Finalmente ho potuto riprenderne la lavorazione ed attualmente sono alle prese col bel bordo in lace. Ci metterò una vita a far maniche e rifiniture ma non importa, son sicura che mi darà soddisfazioni multiple, e chissà che non possa sfoggiarlo ad uno dei prossimi Stitch’n Spritz. Mal che vada sarà il mio lavoro da sferruzzare insieme alle amiche.

Ho riscoperto l’utilità del contagiri o contaferri che dir si voglia. In passato confesso di averlo snobbato un po’, lo consideravo roba da vecchia scuola, invece è utilissimo, soprattutto quando si è nel bel mezzo di un ferro complicato ed un pianto inconsolabile costringe a mollar tutto. Si continua a lavorare senza problemi e non si sbaglia un punto.

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Ora devo proprio lasciarvi…il mio piccolo dittatore minaccia di staccare la spina del mio portatile…lui e il suo knit-amico Basil hanno proprio un’aria minacciosa, non trovate???