Pronti? Partenza? Via!

Penso che in fondo un viaggio sia tale quando non si protrae per lungo tempo, in quanto a un certo punto si deve ritornare.” (Banana Yoshimoto, Un viaggio chiamato vita)

Avevo iniziato a scrivere questo post una settimana fa, ma poi il virus al portatile e la conseguente formattazione ne hanno cancellato traccia e memoria nella mia mente. Per cui, non avendo idea di quale fosse il precedente tema, mi dedicherò ad un nuovo argomento.

Anzi, quale migliore occasione per annunciare gli imminenti Ravellenic Games?

image La competition partirà ufficialmente il prossimo 27 Luglio, in concomitanza con l’apertura dei Giochi Olimpici di Londra. Sostanzialmente si tratta di una sfida con noi stesse, nelle più disparate attività: si va dalla riesumazione di cadaveri lanosi che giacciono incompiuti almeno dallo scorso maggio a complicatissimi lavori in double knitting.

L’iniziativa è stata lanciata come sempre su Ravelry e ogni gruppo presente ha la possibilità di parteciparvi in forma di squadra. Noi ad esempio siamo il Team LqA e questa che vedete è la nostra mascotte Sappi, creata dalla mia sorellonza Ciami. Noterete che la piccola è alquanto triste – o forse imbronciata? – e molte cose che facevano parte del logo sono state cancellate. Se avete seguito le vicende nei vari notiziari sapete già che queste olimpiadi sono, per certi versi…anzi per molti, all’insegna dell’idiozia, fra l’esasperante monopolio degli sponsor e la dittatura dei loghi. Per cui è normale che agli atleti vengano requisiti oggetti personali se griffati dalla concorrenza, così come lo è il divieto della dicitura London 2012 o degli anelli olimpici – ma i nostri non erano gomitoli olimpici? – anche perché, diciamocelo francamente, noi magliaie che sferruzziamo calzette non vorremo mica paragonarci ai molto più seri atleti? Che offesa.

image (la foto è di TopToppers e la trovate qui)

Chiudo questa breve parentesi polemica – personalmente me ne infischio di chi si prende troppo sul serio – e torno all’argomento principale. Il progetto olimpico che ho scelto è il Gramps Cardi di Kate Oates.

Letteralmente ricorda il caldo e confortevole cardigan da casa del nonno, ed essendo lavorato in topdown con un considerevole numero di intrecci ho pensato che fosse perfetto come regalo per il mio Simone quando, il prossimo dicembre, festeggerà il suo primo compleanno.

La sfida, oltre alle difficoltà intrinseche del pattern stesso, consisteranno altresì nell’uso dei ferri piani e di un paio di circolari atavici dal cavo per niente morbido…questo perché ho dovuto lasciare a casa i miei amati intercambiabili, causa bagaglio a mano pieno come un uovo e incognita controllo di sicurezza. Riusciranno i nostri eroi? Spero di si.

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Come ogni atleta che si rispetti anch’io mi sto allenando, fra la scelta del filato e la realizzazione del famigerato campione. La lana, di un bel celeste maschietto nonostante nella foto appaia quasi glicine, è una merinos atavica scovata nel fondo di uno scatolone residente nell’armadio dello stash. Finalmente è arrivato anche il suo momento.

In attesa di cimentarmi nell’impresa mi tuffo nella lettura di un vecchio libro di Banana Yoshimoto, perché anche la pila presente sul mio comodino merita di essere sfoltita.

***errata corrige: il Gramps non è affatto in topdown, anzi, è lavorato in maniera tradizionale…dovevo aver assunto qualche sostanza forte per essere convinta del contrario. Quindi la sfida per me è ancora più dura, ci sono le cuciture…argh!!!

Commenti

  1. Quanto vorrei vedere Simone con questo cardigan da ometto (e anche la faccia compiaciuta della mamma!). E lasciamo perdere gli interessi economici che offuscano la ragione a tanta, tanta gente. Poveri loro.
    Un abbraccio

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  2. Sono depressa e demotivata anche io per la storia delle Ravelrimpicose... Non so nemmeno se parteciperò alla fine... Temo di no!

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