Sono anticonformista, lo so. Non seguo mai le mode, né le convenzioni, questo è risaputo. Così mentre tutte le mie colleghe di sferruzzo erano impegnate nelle giornate pre-natalizie a confezionare i loro regali handmade, io me la sono presa comoda ed ho cominciato dopo, assecondando le gentili richieste di una adorabile fanciulla che – fosse per me – ricoprirei di lana dalla testa ai piedi.

Questa è la mia personalissima modella, nonché cugina, per la quale ho creato su ispirazione personale questo set cappello- collo, realizzato con la Mondial Fil’Idea, un filato morbido e riccioloso nelle tonalità del viola.

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Il collo è un capo strategico, si presta a varie interpretazioni. Qui è lasciato cadere dolcemente su un fianco…

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…ma in caso di temperature estremamente fredde può essere arrotolato due volte e diventare un tutt’uno col cappello, lasciando intravedere un paio di occhi meravigliosi…

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…ed infine può cingere le spalle in un morbido abbraccio, magari con l’ausilio di una bella spilla.

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Il cappello è realizzato col procedimento topdown, partendo dalla sommità fino a raggiungere un numero sufficiente di maglie adatte alla circonferenza della testa.

A completamento del set sono in corso d’opera dei guantini lunghi…to be continued.


Mai nomignolo fu più appropriato di questo. Da quando mi sono trasferita per lavoro qui a Trieste ormai macino chilometri di asfalto e rotaie fra il Friuli e la Puglia ed ormai il viaggio per le prossime vacanze natalizie è imminente.
Liz Abinate è una knitting-designer che amo molto, fin dai tempi del Saroyan. Sarà per i suoi modelli semplici ma particolarmente femminili, sarà perché in comune abbiamo la passione per il telefilm Bones…insomma, mi ero ripromessa che prima o poi avrei avuto anch’io il mio Travelling.
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L’occasione si è creata quando l’amica Gis ha voluto farmi dono di una splendida matassa della Araucania, un filato in lana con colori naturali alquanto belli. Lo scialle non è particolarmente difficile e si presta a qualsiasi tipo di esigenza: se avete abbondante metraggio potete scegliere di farvene uno più grande decidendo se ampliare la parte in maglia rasata o quella in lace, il pattern vi fornirà in entrambi i casi qualsiasi tipo di informazione.
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Unica operazione cui prestare un po’ di attenzione è il bloccaggio, con particolare riguardo alle punte. Io purtroppo ho dovuto arrangiarmi con gli spazi angusti della mia casa ed ho optato per un temporaneo profilo dritto, ma al prossimo lavaggio – possibilmente in Puglia – mi riservo di trattarlo come si deve!
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Persa ormai nel vortice degli scialli – grazie anche a questo magnifico libretto – ho cominciato a far la corte ad Alessia, la splendida creatrice di bijoux e knitter a sua volta: le ho lanciato alcuni input affinché creasse  col suo gusto e la sua raffinatezza degli shawlpins, strumento indispensabile per sfoggiare con stile le nostre creazioni…ed eccola qui la mia spilla Emma, chiamata così in onore di colei che maggiormente ha contribuito a farci amare questo accessorio spesso bisfrattato e considerato come roba da nonne.
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E siccome mi piace cimentarmi in nuove sfide, eccomi alle prese con la Colchinaceae…ma di questo, magari, parleremo la prossima volta!


Lo so, sono stata via un bel po’ questa volta, non vi ho aggiornato sullo knit-incontro di Trieste né tantomeno sulle mie ultime fatiche. Il motivo c’è, ed è stato purtroppo molto doloroso, perciò perdonatemi se non ne parlo e se passo rapidamente avanti, so che capirete.

In questi giorni abbiamo avuto il primo assaggio del freddo vero e proprio, con tanto di venticello gelido non sempre piacevole. Io avevo proprio voglia di una sciarpona calda nella quale sprofondare anche il viso all’occorrenza, ma il filato a mia disposizione - una lana ricciolina della Mondial - non si prestava ad alcuna lavorazione particolare. Così ho cominciato a rimuginare su un modello semplice che fosse però anche di grande effetto.

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Ispirandomi al Wham Bam neckwarmer di Susan Chang ho realizzato così il mio collospalla, un semplice trapezio rettangolo cucito su un lato, così da tenere contemporaneamente al caldo sia il collo che le spalle, con un’insolita coda che scende morbida sul corpo.

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Nel frattempo proseguono le attività legate a unitecontroilcancro ed i test dei vari pattern. Personalmente ho scelto il Button Hat di Micicuta, un cappello veramente molto molto carino.

In attesa del bottone, che mi riservo di trovare nella bottoniera di famiglia, ho usato un bel filato rosso natalizio…lo so, sembro uno gnomo aiutante di Babbo Natale…che poi non è detto che lo sia!