Non so se è capitato anche a voi, ma realizzare un maglione – nel mio caso un cardigan – per la dolce metà è un’impresa titanica: tralasciando il fatto che spesso gli uomini sono molto più esigenti di noi donne (amore, ma non ti pare che qui faccia uno strano difetto alla pancia???) , la vera difficoltà sta nell’acchiapparli per far fare loro le prove.

Così, dato che preferisco evitare di continuare a lavorare per poi scoprire che è tutto da disfare, sono costretta a lunghi periodi di inattività fra un acciuffamento e l’altro. Inattività solo apparente, perché l’insana passione per i ferri mi costringe ad escogitare subito un nuovo progetto da realizzare…

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Tempo fa avevo acquistato al mercato un maglione dal bel filato grigio, con l’idea di cimentarmi nello Shadowbox di Alison Brookbanks; quando ho cominciato a provare il campione mi sono però accorta che quella lana non andata affatto bene, purtroppo aveva uno spessore di gran lunga superiore a quello necessario.

Mentre cercavo fra i miei modelli preferiti un pattern che fosse adatto, mi sono ricordata di un bellissimo gilet che mia madre aveva fatto quando ero più piccola, con le rifiniture a legaccio, un bel collo e degli insoliti bottoni. Giusto il tempo di fare un paio di calcoli per l’avvio delle maglie necessarie ed eccolo qui il mio Pensavo fosse un poncho invece era un Gilet, ovviamente in versione topdown raglan.

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Per la sua lavorazione ho usato i ferri circolari da mm. 8, comodissimi, anche perché la lana nonostante lo spessore è davvero molto morbida. Come dicevo i bordi sono tutti a legaccio, così come il colletto che ho lavorato in un secondo momento riprendendo esattamente lo stesso numero di maglie che avevo avviato all’inizio.

Perdonatemi se ritorno spesso sullo stesso argomento, ma la linea pulita del raglan mi piace moltissimo, questo filato poi mette particolarmente in risalto la precisione degli aumenti che ho eseguito secondo questo metodo, davvero indispensabile se si vogliono evitare i buchini.

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Adesso non mi resta che fissare tutti i fili, mettere in forma e inventarmi una chiusura particolare. Mentre lavoravo i bordi non ho volutamente eseguito le asole per i bottoni perché pensavo a qualcosa di asimmetrico, tipo il Juliet di Sarah & Rachel, per intenderci.

Devo fare delle prove, giocando con le gugliate di filato avanzato, magari realizzando delle trecce o del cordoncino per creare i passanti. I bottoni li ho già trovati cercando nella merceria di famiglia, e sono quelli che vedete nelle fotografie, belli grandi e vagamente retrò, sempre appartenuti alla mamma.

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Prima di augurarvi uno splendido fine settimana volevo ringraziare tutte voi per i bellissimi complimenti che avete riservato ai miei guantini, sono davvero contenta che vi siano piaciuti. Anche su Ravelry ben 57 persone li hanno inseriti fra i loro progetti preferiti, davvero non lo avrei mai immaginato!

Ma la soddisfazione più grande è il vederli realizzati: la mia cara Elisabetta ha già finito i suoi, mentre la mia sorellina try2knit, nonostante sostenga di aver litigato tenacemente col magic loop ha completato il primo, in attesa di un degno partner. Mano destra o mano sinistra?


Tutto ebbe inizio un po’ per gioco, come spesso accade in questi casi. Era la fine di Gennaio ed io ero nella mia casa di Trieste col portatile sulle ginocchia: l’idea originaria era stata quella di annotare su una sorta di agenda virtuale le ricette della mamma e quei pattern – come ad esempio il basco alla francese – che mi portavo dietro da un po’ e che potevano tornare sempre utili.

Così, lentamente, è nato questo blog. Knitting, come la risvegliata passione per la maglia e l’uncinetto che mi accompagna da bambina, e Cakes, come quei dolci semplici capaci di riportarmi a casa, pur essendo a chilometri di distanza.

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Per festeggiare insieme a voi il suo primo compleanno ho pensato di condividere il mio pattern per la realizzazione di questi semplicissimi guantini. Come vedrete nella spiegazione ho pensato sia alle maghe del magic loop che alle amanti dei tradizionali due ferri: il modello è una base di partenza da arricchire secondo i gusti e la creatività di ognuna.

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Ricorderete ad esempio i miei fingerless verdi con fiorellini asimmetrici realizzati all’uncinetto; nella successiva variante ho voluto creare invece qualcosa di più elegante, allungando il polsino ed inserendo un cinturino che parte dalla base del pollice per concludersi in un fiore-bottone dai colori decisamente contrastanti rispetto al giallo del filato.

Voi potrete adottare il punto che più vi piace (trecce, trafori, lavorazione a più colori) o decorare il modello base secondo le vostre esigenze (bottoni, perline, ricami): lasciatevi guidare dalla fantasia e sono sicura che non ve ne pentirete!

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Il pattern lo trovate qui , sia nella sua versione italiana che inglese. Il modello è stato testato dalle amiche AbcHobby e Try2knit a cui vanno i miei più calorosi ringraziamenti per la sperimentazione e l’entusiasmo. Nei loro progetti di Ravelry potete già trovare i guantini realizzati.

Se decidete di cimentarvi anche voi in questo piccolo progetto fatemi sapere come procede, è pur sempre una piccola soddisfazione. Ed ora, si dia il via ai festeggiamenti!


Il lavorare a maglia fa parte della tradizione culturale di ogni popolazione e come tale è soggetto a differenziazioni a seconda dei luoghi e delle generazioni. Quando ero piccola mi soffermavo ad osservare le anziane del paese che sferruzzavano ad una velocità impressionante, armate di strani arnesi a metà fra ferro e uncinetto, con il filo che passava attorno al collo ed il gomitolo nascosto nel tascone del loro grembiule. A me la nonna ha insegnato a lavorare in maniera completamente diversa, però la curiosità di capire quelle strane movenze c’è sempre stata, così sabato pomeriggio ho chiesto alla mia vicina di mostrarmi il suo metodo e di insegnarmelo.

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Dopo averla osservata per circa un quarto d’ora sono finalmente riuscita  a comprendere le fasi basilari di questa arte antica con cui le donne confezionano – ancora oggi! – calde maglie interne realizzate con lana grezza e purissima.

Innanzitutto il ferro destro non viene mai tenuto sotto l’ascella, entrambi sono liberi di ruotare con dei leggeri movimenti dei polsi. La mano destra serra il filo e ne regola la tensione, la lana viene fatta passare attorno al collo e al pollice sinistro è affidato il compito più importante, ossia quello di predisporre il filato per la creazione della nuova maglia. Fin qui nulla di strano, se non fosse che…

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La maglia a rovescio è quella principale, per intenderci quella che viene utilizzata nella lavorazione del legaccio e che è anche la più semplice da eseguire. Il modo di infilare il ferro destro nella maglia a sinistra è lo stesso del metodo tradizionale con l’unica eccezione che il filo non viene portato dalla mano destra bensì dal pollice sinistro.

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La maglia diritta invece è un vero disastro, il ferro destro viene infilato nella maglia sul ferro sinistro come faremmo normalmente, salvo poi prodursi in un doppio avvitamento carpiato per incrociarla e renderla disponibile al filo che il pollice sinistro gentilmente le porge. Del perché le nostre nonne si complicassero la vita con una procedura così complicata francamente ignoro il motivo; c’è comunque da dire che ho eseguito la mia esercitazione con dei ferri non del tutto appropriati: come ho scritto prima ci vorrebbero quelli con l’estremità uncinata che agevolerebbe molto l’acquisizione della maglia durante gli incroci e le evoluzioni varie.

Insomma, detto fra noi, questa tecnica non mi è sembrata granché, anche perché i polsi sono sottoposti – almeno i miei – ad uno sforzo notevolmente maggiore. Sono contenta però di averla imparata perché ritengo che certe tradizioni non debbano assolutamente essere perse. Certo continuerò a lavorare come ho sempre fatto, però ogni tanto mi lascerò anche passare il filo dietro al collo, giusto per rinfrescare la memoria. In caso contrario posso sempre sbirciare i filmati che ha girato mio marito mentre la sottoscritta armeggiava disperatamente, roba da cineforum


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Ed eccolo qui, finalmente, il mio ultimo cardigan topdown. Ad essere sinceri era pronto da un bel po’ - ve ne ho parlato per mesi - ma non ho mai pubblicato alcuna foto perché aspettavo il momento giusto per far ancora da modella. Ma visto che quel momento tardava ad arrivare oggi ho inforcato la digitale ed ho fatto un paio di scatti nella penombra della mia camera da letto. In attesa di giornate primaverili e di luce migliore.

Come ricorderete, è realizzato con lana riciclata da un vecchio maglione acquistato anni fa al mercatino dell’usato. Il filato è molto morbido ed ha dei bellissimi pallini colorati che lo rendono davvero particolare. Suo unico inconveniente è una certa mancanza di consistenza che mi ha fatto fare varie prove sia con numeri diversi di ferri che con tipi di punto: alla fine, invece del consueto legaccio che spesso accomuna questo tipo di modello, ho optato per delle piccole trecce che dal collo scendono fin sotto il seno.

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I bordi sono tutti realizzati a legaccio e l’abbottonatura si interrompe laddove finisce il motivo a trecce. La linea del raglan è semplice ed è appena accentuata dalla presenza dei trafori che nascono con le maglie gettate necessarie all’aumento. Il collo è invece lavorato successivamente con un motivo a coste e con dei ferri più sottili, per avere una maggiore consistenza. Dimenticavo i bottoni, anch’essi riciclati e provenienti dalla merceria di famiglia, semplicemente prefetti per questo tipo di filato.

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Questo invece è il famigerato cardigan che sto facendo per mio marito. Dopo essere stato cucito, scucito, ridotto e allargato, finalmente è giunto alla sua versione definitiva. Per il numero di maglie da avviare mi sono regolata in base ai vari esperimenti che avevo fatto – in rete non c’è granché in materia di topdown maschili – e per il resto ho incrociato le dita (e provato più volte sul modello in carne ed ossa).

L’idea è poi quella di rifinire i bordi con un motivo a coste, ma sono ancora incerta se usare dei normali bottoni o degli alamari. Mi piacerebbe anche realizzare una sorta di doppio-petto ma tutto dipenderà dalla quantità di lana che avrò alla fine, perché anche questa, come ricorderete, è totalmente riciclata, e trovarne di uguale temo sia impossibile.

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Di questo cardigan mi è piaciuto particolarmente il raglan, lo trovo molto più ben rifinito di quello che ho realizzato per il mio. Ho studiato sulle mie vecchie riviste i vari modi per aumentare le maglie e, in effetti, questo è il risultato che volevo. Adesso mi aspettano le maniche ed un po’ di prove per i bordi, sperando nelle indicazioni precise del marito-destinatario.

Nell’augurarvi come sempre un weekend di relax e di sferruzzi, vi lascio segnalandovi il blog di una mia amica, Rima. Lei è indiana ma abita negli Stati Uniti ed ha recentemente dato alla luce una bellissima bambina. Attraverso la passione per la maglia e l’uncinetto, e con l’amore per la sua Anya,  Rima realizza per lei semplicemente splendidi, delicati e dolcissimi come la sua bimba.


Ora che è finalmente giunto a destinazione sano e salvo posso mostrarvi quello che la mia amica try2knit (nonché collega e sorellonza) mi ha commissionato per una ricorrenza importante.

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Trattasi di una famiglia di cactacee dalle forme diverse: una tondeggiante con delle piccole escrescenze (chissà, magari un giorno nasceranno altre due piccole succulente!) ed un fiorellino rosso; una stretta e lunga, semplice ed essenziale nei suoi fiori gialli, ed infine una più piccola dagli acufeni verdi. Il tutto ovviamente realizzato in lana ed ovatta per il riempimento.

Poiché ho utilizzato dell’argilla espansa per simulare il terriccio vero e proprio, ho pensato di montare l’allegra famigliola su un cuscinetto marrone realizzato con del particolare tessuto-non tessuto adottato dal mio fioraio per confezionare le sue composizioni, così loro stanno in ordine e l’effetto generale è più pulito e gradevole.

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Ovviamente mi sono divertita anche qui con le etichette, sistemando il logo piccolo su una delle cactacee e cucendo quello esteso sul fondo del cuscinetto.

In attesa di vedere le mie piccole creature nella loro collocazione definitiva, mi tocca pagare ancora una volta lo sfruttamento dell’immagine di Kitty con una penale in croccantini…la mia, ahimè, è una gatta irremovibile in fatto di cibo!

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Nel frattempo, dopo aver cominciato le maniche al cardigan per mio marito, ho deciso che no, proprio non mi convinceva, ed ho ricominciato tutto da capo. Armata di carta e penna (per un paio di calcoli alchimistici…) e dell’ultimo gomitolo rimasto, ho messo su le maglie necessarie per il topdown e dopo solo un giorno sono già a metà torace, sintomo che quando le cose soddisfano il lavoro scorre veloce e piacevole. Manco a dirlo, dopo averglielo provato, il cardigan cade a pennello. Ancora non ho ben capito perché, dopo aver decantato tanto i vantaggi della lavorazione senza cuciture, avessi poi intrapreso la strada tradizionale, procurandomi pure un bel mal di schiena dopo il pomeriggio passato a cucire a punto maglia le spalline.

L’importante è riprendere il controllo di sé, anche dopo queste masochistiche idee!


Come promesso all’amica Elisabetta, oggi vi mostro le mie personalissime interpretazioni del segnaposto, attraverso le immagini della nostra tavola apparecchiata per il pranzo di Natale.

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Si tratta di un delicato centrino adagiato sul sottopiatto in vetro; lo schema è uno dei miei preferiti in assoluto ed è stato pubblicato circa dieci anni fa in una rivista, TuttoUncinetto, che a me piaceva tanto che ma purtroppo non esiste più (anche se spero vivamente di sbagliarmi!). Attraverso una semplice successione di maglie alte ed archetti a catenella il modello assume la consistenza di un pizzo, molto elegante e raffinato e mai troppo eccessivo.

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L’idea, come avrete capito, è stata quella di realizzare lo stesso centrino con colori diversi, ciascuno per ogni commensale. Il filato non è particolarmente sottile, io ho usato delle vecchie matassine della DMC che costituiscono l’eredità di famiglia (o merceria della mamma) e si lavora tranquillamente con un uncinetto da mm. 1,5 (o mm. 1,75 a seconda della mano).

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Per concludere vi segnalo il giveaway della bravissima Rainbowproject, dovete assolutamente visitare il suo blog perché le sue creature all’uncinetto sono tenerissime e non potete perdere la possibilità di stringerne una fra le vostre braccia. Altre iniziative analoghe sono esaurientemente illustrate qui.


La notizia buona è che ho più o meno fatto pace con la carta termoadesiva, la brutta è che ho dovuto bruciare un bel po’ di etichette prima di giungere ad un risultato soddisfacente. Comunque, grazie ai consigli che mi avete dato, grazie soprattutto allo smalto trasparente, l’operazione sembra procedere.

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Durante i giorni di festa ho messo ordine fra le varie attrezzature che giacciono nel mio cesto dei gomitoli e mi sono accorta, con profondo rammarico, che a causa del magic loop avevo trascurato i set di ferri in legno casarecci che avevo realizzato con tanto amore quando ero a Trieste.  Alcuni erano tenuti insieme da un elastico, altri semplicemente da un filo di lana attorcigliato.

Ho pensato allora di creare una semplicissima fascetta a maglia bassa per averli sempre in ordine, ma restava il problema di come indicarne lo spessore.

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Quando ho stampato sulla famigerata termoadesiva il logo con la micia avevo lasciato, per inesperienza, un sacco di margine bianco inutilizzato e sprecare un foglio solo per i numeretti mi sembrava alquanto stupido. Ho voluto allora provare a disegnare con una penna ad inchiostro qualcosa di simpatico, avendo ovviamente l’accortezza di scrivere “a specchio” il numero relativo.

Così è nato questo simpatico omino di neve, con sciarpa e cappellino colorati. Giusto il tempo di fissarli sul nastro e di cucirli con la stessa lana delle fascette. Carini vero?


Avevo giurato che in questi giorni di festa non avrei toccato né un gomitolo né tantomeno un ferro da maglia e che mi sarei dedicata solo ed esclusivamente alla lettura. Macché…chiamatela dipendenza, chiamatela ancora di salvezza, ma io senza sferruzzare (o crocettare) proprio non resisto. Persino la notte di Capodanno ero lì a cimentarmi nella lavorazione di un collo per impiegare i tempi morti fra una portata e l’altra…roba da maniaca ossessivo-compulsiva!

Comunque, di tutto questo gran trambusto sappiate che non esiste al momento alcuna prova fotografica. Il topdown raglan giace piegato nell’armadio, in attesa di una giornata luminosa che ne esalti la lavorazione a piccole trecce, mentre il cardigan per mio marito è un work in progress infinito (siamo passati da un modello semplice con zip a quello a doppio petto con alamari e so già che la lana non basterà…). E fra un paio di guantini ed un cactus, anche il famoso collo di capodanno è in attesa di approvazione perché, abituata alle sciarpone che fanno bella mostra di sé sul cappotto, questa sorta di collare proprio non mi piace.

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Giusto per incrementare ulteriormente la mole di progetti che vorrei realizzare, durante le mie numerose incursioni presso l’edicola mi sono imbattuta in questo numero speciale di Burda Maglia. Un po’ scettica l’ho sfogliato, convinta di trovare i soliti modelli riproposti in tutte le salse, con filati allucinanti e modelle a dir poco improbabili, invece mi sono piacevolmente sorpresa ad ammirare dei capi splendidi, molto curati nei dettagli, realizzati con punti messi in risalto dall’uso di lane pressoché a tinta unita.

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A differenza di altri servizi visti su diverse riviste del settore, i maglioni sono perfettamente supportati dal resto dell’abbigliamento indossato dalle modelle, fornendo un ulteriore suggerimento circa gli abbinamenti a chi volesse realizzare i capi prescelti. Non so se a voi è mai capitato, ma spesso io noto commistioni di stili ed accessori decisamente ridicoli, di quelli che mai e poi mai porterei, neanche sotto tortura! Qui invece ogni singolo elemento concorre ad invogliare anche la più timida knitter ad armarsi di ferri e gomitoli e di cimentarsi nell’impresa.

Direi che in questo caso la rivista non ha nulla da invidiare alle più blasonate sorelle anglosassoni, a me ad esempio è venuta in mente Rowan mentre osservavo alcuni modelli.

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Oggi invece ho scoperto che sono nuovamente in edicola i numeri dei Corsi di Cucito, pubblicati da Burda se non erro l’anno scorso. Purtroppo ho trovato solo il 3 ed il 4, ma non dispero di imbattermi nei primi due un giorno o l’altro. A me piacerebbe tanto imparare a confezionare qualcosa per me tutto da sola, ma dove abito purtroppo non esistono corsi del genere, neanche sulle tecniche base. Così spero di comprendere meglio alcune procedure, immergendomi nella lettura di queste due riviste che ad una prima occhiata mi sono sembrate abbastanza complete. Sarà difficile, ma ce la metterò tutta.

Prima di augurarvi un buon inizio di settimana volevo segnalarvi che è finalmente online Knitty nella sua versione Winter 2009, con una rassegna di pattern gratuiti davvero deliziosi. Io ho già adocchiato uno scialle che è un' incanto!